Dalla consulta una indicazione per la riduzione dei tempi di pagamento del TFS

Dalla consulta una indicazione per la riduzione dei tempi di pagamento del TFS

La Corte costituzionale con l’ordinanza n. 25 del 5 marzo 2026 interviene sui tempi di pagamento del TFS (Trattamento di fine servizio) dei dipendenti pubblici, chiedendo una riforma ma senza imporla subito.

Non viene dichiarata l’incostituzionalità immediata del sistema attuale.

La Corte riconosce però che i tempi di pagamento sono problematici e pertanto invita il Parlamento a intervenire entro un anno con una riforma.

Oggi il TFS può essere pagato anche dopo molti anni (fino a 7) e il sistema prevede rinvii e rateizzazioni.

Un cambiamento immediato avrebbe un forte impatto sui conti pubblici: secondo l’INPS, eliminare i ritardi costerebbe circa 4,2 miliardi per la prima rata fino a 15,6 miliardi complessivi.

Altre stime (Ragioneria dello Stato) indicano costi inferiori, creando polemiche.

La soluzione suggerita dalla Consulta è una riforma graduale, ridurre i tempi senza squilibrare i conti pubblici e bilanciare diritti dei lavoratori e sostenibilità finanziaria

La legge di Bilancio ha già introdotto un primo miglioramento: dal 2027, la prima rata sarà pagata dopo 9 mesi (invece di 12).

In conclusione, la Corte non cambia subito le regole, ma preme sul legislatore per ridurre i tempi di pagamento del TFS chiedendo una riforma equilibrata e sostenibile entro il 2027.

 

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