L’articolo evidenzia gli effetti della sentenza n. 12225 del 15 maggio 2026 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che ha qualificato il Canone Unico Patrimoniale (CUP) come un tributo.
Questa interpretazione comporta importanti conseguenze operative per i Comuni, soprattutto in materia di termini di accertamento e riscossione.
In particolare, al CUP si applica il termine di decadenza previsto dalla legge n. 296/2006: gli avvisi di accertamento devono essere notificati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento o la dichiarazione avrebbero dovuto essere effettuati.
Per le annualità 2021, la scadenza è quindi fissata al 31 dicembre 2026, oltre la quale il credito non potrà più essere recuperato.
L’articolo richiama l’attenzione degli enti locali sulla necessità di intensificare i controlli, soprattutto nei settori delle reti di pubblica utilità (energia, gas, servizio idrico, telecomunicazioni), dove è più complessa l’individuazione dei soggetti passivi del canone.
La giurisprudenza più recente ha, infatti, riconosciuto che l’utilizzo delle infrastrutture può integrare un’occupazione del suolo pubblico rilevante ai fini del CUP anche da parte degli operatori che utilizzano reti di terzi.
Per i Comuni, il secondo semestre del 2026 rappresenta quindi una fase decisiva per verificare le dichiarazioni presentate, individuare eventuali omissioni e notificare tempestivamente gli accertamenti, evitando la decadenza del potere impositivo e tutelando le proprie entrate.
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