Il caso riguarda un segretario generale comunale, destinatario di una sanzione di 10.000 euro per aver adottato due provvedimenti disciplinari nei confronti di un dipendente che aveva effettuato segnalazioni, successivamente annullati dal giudice del lavoro.
L’Anac ha ritenuto che:
- le sanzioni disciplinari fossero collegate alle segnalazioni del dipendente;
- le motivazioni addotte dal segretario generale non fossero sufficienti a dimostrare l’esistenza di ragioni effettive e concrete, estranee alle segnalazioni, che giustificassero i provvedimenti;
- le iniziative disciplinari, considerate nel loro complesso, non apparissero come una reazione legittima alla condotta del dipendente.
Il procedimento era stato inizialmente sospeso in attesa della decisione del giudice del lavoro. Dopo che la Corte d’Appello ha annullato i provvedimenti disciplinari, l’Anac ha rivalutato la posizione del dirigente e ha confermato la propria valutazione.
L’articolo sottolinea quindi un principio importante: la tutela del whistleblower non riguarda soltanto il divieto di licenziamento o di altre ritorsioni evidenti, ma può comportare anche conseguenze per chi adotta provvedimenti disciplinari che, in concreto, risultino collegati alla segnalazione di illeciti.
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